Un giorno, al lavoro, a mio marito fu chiesto di dare una descrizione di sé attraverso un oggetto che lo rappresentasse.

Scelse il disegno preparato per lui da nostra figlia di quattro anni e mezzo. Gli chiesi perché e, tra le altre cose, mi rispose: “Voltando il foglio, il nostro sguardo può essere catturato dalla lettera G scritta a rovescio. Forse per questo la bambina non si chiama più Agata? Eppure per lei questo è il modo corretto di scrivere il suo nome. Quante cose al mondo hanno una G scritta al contrario eppure tutto dipende da come le guardiamo […]”

 

Ho pensato al modo in cui lavoro e al messaggio che non smetto di trasmettere ai miei studenti.

 

Non perdere mai la visione del particolare nella visione d’insieme e,

viceversa, la visione d’insieme nel particolare. 

Non dare mai nulla per scontato e non smettere mai di essere curiosi.

Non essere soltanto bravi fisioterapisti od osteopati, ma prima di tutto professionisti seri, umili, onesti e competenti.

Non smettere mai di mettersi in discussione, riconoscendo i propri fallimenti e cogliendo ogni opportunità per essere migliori.